I vulcani di Marte potrebbero non essere del tutto inattivi. Una ricerca basata sui dati del Trace Gas Orbiter (TGO) ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea segnala la presenza di acido cloridrico nell’atmosfera sopra Alba Mons, in corrispondenza di strette fratture nel terreno che potrebbero fungere da sfiati per i gas vulcanici.

Lo studio, guidato da Alexander Trokhimovskiy e pubblicato su Science Advances, ha esaminato 78 osservazioni della regione. In generale, il gas varia con le stagioni e con i cicli della polvere e dell’acqua su Marte, ma i ricercatori hanno rilevato aumenti ripetuti sopra la stessa zona di Alba Mons all’inizio delle estati boreali. Le concentrazioni rilevate erano esigue e il gruppo ha sottolineato quanto sia significativo che l’orbiter abbia catturato un gas che potrebbe emergere solo in modo intermittente.

Le immagini delle camere CaSSIS e HiRISE della NASA hanno mostrato fratture sotto l’area in cui è comparso il gas. Alcune sono larghe appena pochi centimetri o qualche metro, mentre gruppi di fratture si estendono per chilometri lungo le creste. Attraversano uno strato superficiale ghiacciato formatosi circa 630.000 anni fa, indicando che, in termini geologici, le fratture si sono sviluppate più di recente.

I ricercatori ipotizzano che i gas possano fuoriuscire attraverso le fenditure, che potrebbero essere sigillate dal ghiaccio durante il freddo inverno marziano e riaprirsi in estate, quando il ghiaccio si trasforma direttamente in vapore. Il gruppo ha osservato che l’acido cloridrico può persistere anche dopo un’eruzione quando l’anidride solforosa è scarsa; pertanto, la sua assenza non basta a escludere un’attività vulcanica.

Tra gli indizi precedenti figurano i terremoti marziani registrati dal lander InSight della NASA e colate di lava e depositi di cenere relativamente giovani nelle regioni vulcaniche. Tuttavia, le ricerche di calore o di cambiamenti visibili sulla superficie non hanno fornito prove chiare di un’attività attuale. Le nuove osservazioni indicano quindi una possibilità, ma non confermano che il magma si stia attualmente muovendo sotto Alba Mons.

Se i gas vulcanici fuoriescono, le fratture potrebbero anche essere luoghi da esaminare alla ricerca di ambienti sotterranei in cui la roccia fusa interagisce con l’acqua. Daniel Mège, coautore principale, ha affermato che questi sistemi idrotermali, se attivi, potrebbero fornire gli elementi e l’energia necessari ai microrganismi, offrendo al contempo protezione dalle dure condizioni superficiali.

Fonti: Mashable.